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mercoledì, 30 gennaio 2008
TRA LA NEVE E LE NUVOLE


           il monte Viglio (foto scattata un giorno decisamente diverso da quello della descrizione
           narrata nella storiella qui sotto)
Viglio
Narratore: Valerio Barbato

Non posso non esordire la narrazione di questo evento senza citare il fatto chiave "mistico" di tutta la storia; "il velo della madonna" la schiarita che ci guidò.
Dirò specificatamente dell'accaduto più in la con la narrazione dei fati.


Organizzammo un'escursione autunnale sul Monte Viglio, cima appenninica di 2156 metri. Pronti, dapprima in 4 alla partenza, restammo in 2; causa le non ottimali condizioni del atmosferiche. Ma partimmo ugualmente. Maurizio venne a prendermi alle 6:20 del mattino, esordendo con l'annunciarmi i due ritiri: "Raffo non viene" (Cosi dicendo era sottinteso non venisse neanche l'altro, Claudio, molto amici tra loro e che abitano vicini).  Io gli risposi che si sarebbe perso l'ennesima grande giornata, raccogliendo cosi anche il consenso di Mauri (ovvero Maurizio).
Guidai io fin quando fummo in Abruzzo, dando poi il cambio al mio compagno di viaggio. Prendemmo la strada che ci avrebbe condotti ai piedi del massiccio.
Visitammo già il Viglio un anno prima, ma stavolta la strada per il trasferimento fu un'altra. Percorremmo finchè fu possibile tutto il GRA per evitare le statali. Alla fine del Grande Raccordo Anulare e di un tratto di autostrada ci ritrovammo a percorrere la provinciale Simbruina, che ci avrebbe portato al punto di partenza dell'itinerario, in pratica arrivammo dalla parte opposta rispetto all'anno precedente.
Strada si fa per dire!!!! Una stretta lingua di vecchio osfalto che correva in salita e su tornanti infiniti tra le alte pareti di roccia in decadenza, frequentata più da massi caduti dal costone di montagna, che da automobili o pedoni.
Giunti all'inizio dell'itinerario fummo accolti da un vento freddo e da una foschia provocata da nubi molto basse. Non ci scoraggiammo. Presi guanti, giubbotto, cappello, zaino macchina fotografica, piccozza e quant'altro ci occorreva, abbandonammo l'automobile e ci incamminammo.
Sprazzi di sole ci riscaldavano quel tanto che serviva, mentre salivamo lungo il pendio boscoso ricco di faggi secolari e di abeti. Poco a poco si prendeva il ritmo della salita; l'inizio di ogni ascesa è sempre un punto critico, e ci si accorgeva della sempre più massiccia presenza della neve. La prima breve sosta per spezzare il fiato fu alla radura della Madonnina. Una piccola piana erbosa, caratterizzata dalla presenza di una bianchissima statua della Madonna, che si affacciava su di una conca immensa, che offriva un panorama stupendo dell'abitato sottostante e di tutto ciò che si poteva scorgere nel raggio di 3 o 4 km in linea d'aria.
Scattammo alcune foto all'immagine sacra e al panorama per poi riprendere il cammino.
La neve si stava facendo sempre più alta e le basse nuvole ci cingevano spesso, catapultandoci in un mar di canuta cecità. Salivammo su di un pendio nevoso assai lungo e pieno di insidie; tanto che Mauri ritenne opportunofermarsi per indossare entrambi le ghette. Cosi facemmo; e proseguimmo. Annaspando e di tanto in tantosprofondando per 50/60 centimetri nella neve seguitammo costeggiammo i poco visibili segnali rosso-giallo-rosso del CAI.
Un ora e mezza più tardi superato il pendio nevoso decidemmo di metterci al riparo dal sempre più sferzante vento freddo, per concederci un bel bicchiere di tè al mirtillo caldo, accompagnato da alcuni pezzi di cioccolata. Riscaldati dalla bevanda calda (il termos che invenzione!!!!) e rifocillati di zuccheri riprendemmo la marcia. Si saliva sempre più, la coltre di nubi sempre più fitta. Si camminava "tra la neve e le nuvole".
La strada era infinita, ed incominciammo a chiederci come mai non fossimo ancora giunti al Gendarme, un picco roccioso distante alcune centinaia di metri dalla vetta. Incominciammo ad invocare una schiarita, tra queste nubi che ormai ci avevano occluso ogni visuale oltre i due metri.
Ed è in questo preciso momento che si verificò l'evento inaspettato citato a capo della narrazione. Delicata come mano di donna che si libera del suo velo, cosi la coltre di nubi si levò, liberando all'istante la grande montagna, rendendoci partecipi di una sgradita sorpresa. Stavamo procedendo su di un costone che correva parallelo alla via che avremmo dovuto prendere per arrivare in vetta. Avevamo sbagliato strada!!
Il velo restò alzato quel tanto che ci permise di individuare il percorso per tornare sul giusto tracciato, per poi riavvolgere completamente il gigante roccioso. Ringraziammo per quel breve attimo di trasparenza regalatoci...
...bè volevamo credere che fosse stato un dono di quella candida statua femminile.
In un paesaggio surreale fermo nel tempo avanzammo, ora accompagnati da un sempre più vicino tintinnio di campanelli. Nulla di anormale, sapevamo infatti che la zona era frequentata dal pascolo locale. Se non che giunti in prossimità del rumore metallico, invece di trovarci davanti un gruppo di mucche, scoprimmo che i nostri compagni d'altura erano cavalli. Una decida di individui con prole al seguito, per nulla turbati dalle, per noi, anomale condizioni atmosferiche. E' gia!!!
Noi infreddoliti avviluppati nei nostri ultramoderni strati di tessuto isolante, loro forgiati da millenni di evoluzione trascorsi su quei pascoli. Bassi, tozzi, potenti, fieri cavalli di montagna.
Non potevamo non scattare loro qualche foto; e silenziosamente, e cautamente, per non turbare la loro presenza ce li lasciammo alle spalle.
Ora il giusto sentiero ci avrebbe portato ad affrontare un breve, se pur impegnativo, passaggio in arrampicata. Quest'ultimo, affrontato l'anno precedente senza troppa difficoltà; ma era in piena estate. Il discorso si faceva più complesso ora con quella neve e quel vento.
Arrivati sotto, ci liberammo dei guanti (io si ma Mauri no!!) per avere cosi una maggiore sensibilità ed attaccammo la fredda roccia!!
Per quanto mi riguarda è qui che si insinuò in me la fatidica domanda, che prima o dopo sopraggiunge a chi affronta "i giganti",  per giunta con la neve e il freddo "ma chi me lo fa fare di stare quà su a rischiare la pelle?!". Affermazione per i profani quasi dovuta, ma dal doppio valore. Lo spartiacque tra il prestabilito e il nuovo. Una spina decisa al destino, solo ,nel decidere ciò che  sarei divenuto. Sopravvivere o soccombere, avrei deciso io.
L'adrenalina, il sentire la vita all'ennesima potenza, varcare la soglia per poter tornare in dietro saturo. Bellezza allo stato puro!!!!
Sorpassammo anche questo ostacolo, e giunti a 200 metri dalla vetta (in linea d'aria) fummo costretti a prendere una difficile decisione. Il tempo stava peggiorando, piccole gocce d'acqua incominciavano a farsi sentire accompagnate in lontananza da sordi tonfi che preannunciavano l'avvicinarsi di tuoni. Decidere se continuare o se tornare in dietro fu difficile. A malincuore optammo per il rientro. A volte bisogna saper rinunciare; a quella quota e con quel tempo il pericolo fulmini è un ottimo pretesto.
Ci affrettammo a tornare sui nostri passi seguendo le impronte lasciate in precedenza, unico punto di riferimento in quel mare bianco opaco. Ma come si suol dire, le sorprese non erano finite. Giunti quasi al lungo pendio nevoso che ci avrebbe condotti al bosco, perdemmo le tracce. Ci eravamo persi!!
La stanchezza si faceva sentire cosi come la fame. Giravamo in tondo come in un labirinto di specchi. Non riuscimmo a capacitarci del nostro girovagare a vuoto; passò mezzora. Stravolti ci stavamo perdendo d'animo Mauri intuì il punto chiave che avevamo sorpassato. Era prorpio alle nostre spalle. In tutta fretta lo percorremmo e finalmente giungemmo sulla cresta del pendio, dove avevamo fatto la prima breve sosta. Dopo cinque ore e mezza di cammino era arrivato il momento di mangiare, e cosi facemmo. Un panino, un pezzo di cioccolata e una tazza di caffè caldo.
Dio mio come scendeva giù quel caffè, mai provato tanto gusto e piacere nel berlo.
Il pendio percorso in più di un ora all'andata, scivolò via in 25/30 minuti al massimo.
Il bosco era li, ed incominciò a piovere in maniera più consistente. Ci portammo con la pioggia fitta e leggera sino all'automobile.

foto copyright archivio oreas
adre@interfree.it

Postato da: andreassss a 22:50 | link | commenti
tra la neve e le nuvole, il monte viglio che veglia, la madonnina sulla valle